Anima

Ti sembran tempi questi per parlar dell’anima?…La domanda
rimbalza qui e là nel mio cervello con un effetto dirompente…La radio ha appena
snocciolato un lungo elenco di vittime di alluvioni, catastrofi ambientali,
guerre e terrorismo…ma più che un doloroso rosario sembra una lista della
spesa, a cui segue il jingle di una nota marca di gioielli. E poi, di colpo, parte
il cd e una musica penetrante e inaspettata, come solo il jazz sa penetrare e
sorprendere, introduce quella semplice e sconvolgente domanda…Ti sembran tempi questi, per parlar
dell’anima?
…i versi di Benni scivolano leggeri e si fanno strada
facilmente tra i pensieri, e li ascolto come se fosse la prima volta… perché
per la prima volta sono senza difesa. Riscopro di avere ancora un’anima….silenziosa,
invisibile, paziente…ma presente, ed instacabile.

 

Ritorno col
pensiero alle notizie appena ascoltate, provo a dare un volto alle vittime di
quell’alluvione, di quella guerra, di quella tragedia…e sento il dolore che finalmente riesce a superare tutte le
anestesie emozionali e sentimentali che i tempi moderni  mi hanno fornito…

Perché oggi
funziona così. E’ come non avere il primo strato della pelle. E’ come dover
vivere così, senza nessuna difesa per ogni cosa che arrivi addosso. I nervi
sono tutti scoperti e si è sempre “esposti” a qualsiasi tipo di emozione o
sensazione o avvenimento: è per evitare questo che ciascuno di noi costruisce
delle difese, che lo aiutano a restare indifferente anche alle notizie di catastrofi,
e anzi tende a “spettacolarizzare” gli eventi drammatici. Così, una strage si
inserisce tra l’antipasto ed il primo piatto del pranzo, e la guerra arriva
sempre dopo il dolce. Mettiamo a tacere l’anima e “tiriamo” avanti, non
vivendo… bensì stando al mondo: “ e si
piange un attimo/poi ci si lava l’anima/ e si dimentica”.

 

Ma se la vita si agita e l’anima
tace, l’equilibrio è una corda tesa…e troppo spesso noi siamo equilibristi con
una gamba sola. E fortunatamente ci pensa la Vita a sconvolgere questo precario equilibrio…e
possono bastare pochi, semplici versi di una poesia per richiamarci al nostro
dovere ontologico di essere umani…per
ritrovare l’ anima e la capacità di provare dolore, indignazione rabbia…e
anche stupore, emozione…amore: “Io l’ho
vista una volta la mia anima/mi era uscita di bocca/ come il fumo di un sigaro/
mi ha chiesto se ero/ stanco di vivere/ho detto: sì/ ma vorrei insistere”


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"Padrona di niente, schiava di nessuno"
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