…continuando con le riflessioni…

 
…ieri stavo seguendo una lezione di letteratura e teatro…e si parlava di Pierpaolo Pasolini…abbiamo letto un testo per il teatro, affabulazione…quello che mi ha colpito è stata una riflessione della prof…secondo cui il problema della narrativa contemporanea è che chi scrive ha perso l’intenzione di scrivere e raccontare, attraverso la vicenda di un singolo, la realtà sociale tutta. Così chi racconta parla di sè…e forse anche solo per sè. Ma il compito dell’artista, diceva sempre Eduardo, è quello di salvare l’avvenire, in una visione più ampia dell’arte, per cui chi scrive deve avere un ruolo nella e per la società. Ma per salvarlo, dovremmo poter immaginarlo, l’avvenire…ed invece noi, nella stragande maggioranza dei casi, non riusciamo ad immaginare neanche il presente, figuriamoci il futuro..
 
Siamo vittime della precarietà, pronti a vendere i nostri sogni per 1000 euro al mese… e dietro questo si nasconde un problema ben più grande…la noia di vivere…sembra un discorso contraddittorio col mio intervento precedente, ma lo è solo in apparentemente, ve lo assicuro…prima riflettevo sulla fretta che abbiamo tutti, di andare, fare (lettera e testamento…), e anche della paura di fermarci…ma è proprio in questa paura che si annidia la noia…siamo una generazione di abulici…quanto è stato lungimirante Pasolini…ma come Cassandra non è stato ascoltato, e ora noi ci becchiamo le conseguenze…Non so se i nostri padri e le nostri madri hanno dovuto affrontare questi problemi…mi viene facile pensare che ogni genarazione ha dovuto scontrarsi con una realtà che era diversa da quella pensata…ma forse per chi è venuto dopo una guerra mondiale tutto sembrava così "doverosamente" bello e da vivere, perchè tanti altri erano morti per dare ai sopravvissuti quella vita, che hanno messo al mondo figli solo per riaffermare che la vita ha la meglio su tutto, anche sull’orrore della guerra e delle stragi…e i loro figli…i loro figli hanno contestato, volevano un mondo senza guerra…e oggi quelli stessi ragazzi, in molti casi, armano le mani dei loro figli, e ancora li mandano a morire…per un verso c’è una certa continuità, una struttura ciclica che si ripete…per un altro verso, ogni momento storico è unico…e questo, sinceramente, da un punto di vista sociologico, è uno dei più tristi che si potesse vivere.
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"Padrona di niente, schiava di nessuno"
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