Scemo di guerra

 
Quando ho preso il biglietto per vedere Ascanio Celestini a teatro, confesso che una delle prime cose che ho pensato e’ stata:…ma non fara’ come in tv, quando riesce a parlare interrottamente per dieci minuti…OK, dieci minuti sono una cosa, l’attenzione riesce a tenerla viva chiunque per dieci minuti…ma un’ora e quaranta e’ un’impresa mitica!!!!…ragazzi, uno spettacolo bellissimo, davvero coinvolgente…Celestini e’ stato a dir poco fenomenale, e’ riuscito a tenere viva l’attenzione di tutti con un monologo lunghissimo…con la parlata tipica romanesca, riportando alla memoria gli avvenimenti della fine della seconda guerra mondiale, ricordando i racconti del padre e del nonno, tracciando con sguardo ironico e allo stesso tempo malinconico uno dei momenti piu’ tragici della nostra storia…alternando la Grande Storia a quella minima, a quella che e’ rimasta "attaccata" ai ricordi del padre, e che dal padre e’ arrivata al figlio…ed ecco che il 4 giugno 44 non e’ solo il giorno in cui Roma e’ stata liberata dagli americani ma anche quello in cui il piccolo Nino, col suo papa’ Sor Giulio, ha rischiato di morire per aver rubato una cipolla…Da qui si dipana un racconto misto di ricordi veri e finti che hanno un po’ il gusto di Roma citta’ aperta, e un po’ quello di ladri di biciclette… ho avuto l’ impressione di ritrovare in Celestini la poesia scarna e dura dei neorealisti e l’ironia tragica, per certi versi, di Chaplin alle prese coi tempi moderni…Insomma, ve lo consiglio!
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"Padrona di niente, schiava di nessuno"
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